Lode a te Orazio!

Di Enzo

Orazio non c’è più.

Io continuo a scrivere e cancellare (come per la dipartita di Camilla), sapendo già che mai potrò rendere giustizia a quello che definire buono, è non solo riduttivo, ma inaccettabile se si vuol dare ragione alla verità.

Orazio, nel suo essere due occhi che ti rapivano il cuore, ti seguiva “aggrappandosi alla tua fiducia”, che, anche dove veniva meno, lui c’era: quante volte l’occhio si posava sul gatto più giovane e lui aspettava, paziente, il suo “turno”? Tantissime! Saltava il cibo pur di far mangiare i suoi simili: mai, e ripeto mai ha litigato con un altro gatto.

Orazio era una bontà che si fatica a comprendere, specie dove il destino lo avesse voluto (prima del gattile) in una discarica e dove un’otite-come se non bastasse-reso sordo. Poteva “diventare rabbia” -come sarebbe potuto succedere- ma lui no: lui ha accentuato -in ragione inversa del destino- una bontà che io definisco -in un’espressione di cui mi assumo la responsabilità- una “santità felina” piena, totale, consapevole. Non si tratta di una “docilità di genere” su “base razza”; no: lui era così.

Ho visto passare tanti visitatori, e tranne rare eccezioni, tutti notavano il suo sguardo languido e una voglia di contatto genuina, lunga, sincera. Perché non è stato adottato? Perché essere buoni non è sempre un vantaggio (è la realtà a dimostrarlo); specie se non sei più giovane e non hai il pelo lucidissimo. I volontari lo amavano tutti e tutti avevano un occhio di riguardo per chi, se non te ne sinceravi, saltava pranzo e cena a “piè di zampe”.

Preciso meglio. Orazio non era buono nel senso di aggraziato; no, lui era il sentimento di bontà verso l’altrui sentire, vedere, essere. Non sentiva e non rimandava al mondo la cattiveria; ma, se fosse stato udente, avrebbe comunque filtrato il male e accettato solo il bene. Era la sua regola quella di non nuocere. Del gatto aveva tutto, e quando dico tutto, significa che chiunque lo abbia conosciuto sapeva che era un gatto e non il “ridimensionamento di un’altra specie”.

Per questo la sua scomparsa, pur compensata in uno splendido sabato settembrino da sei adozioni, è una grave perdita. Mi ricordo di Axel, un gatto di una bellezza e una giocosità unici, ma Orazio, in quello che non rappresentava il “sex simbol felino”, vantava -e per me è ciò che conta- una distensione sui sentimenti e sul cuore rara a trovarsi, sia nelle altre razze, sia nei singoli felini.

Un ex cantautore scomparso, in una sua celebre canzone canta ” the show must go on” in italiano “lo spettacolo deve continuare”. Spettacolare è stato averti conosciuto Orazio e le lacrime le hanno versate in molti. Lo spettacolo continuerà, come capita sempre dopo la scomparsa di qualcuno, ma un tratto distintivo, unico, singolare lo avevi tu, e quello non potrà più ripresentarsi nei termini esatti in cui tu sei stato capace di proporli.

Il bene si presenterà sempre e le carezze feline continueranno a produrre amore in quantità industriale. Mi piace pensare-questo sì-che il tuo esempio mi ha reso (ci ha reso tutti) -anche solo di una virgola- migliori, e che i tuoi simili, avendo visto dove si può spingere il bene, sanno che non è improponibile essere veramente buoni. Tu lo sei stato. Mi hai sempre perdonato, eppure so che, anche se l’ho sempre fatto, le mie carezze per te sarebbero potute essere state di più. Perdonami da lassù.

Ti chiedo una cosa: lascia che io possa continuare a dare le carezze ai tuoi simili, per avvicinarmi alle infinite che avrei dovuto darti. Ti ho (abbiamo tutti) voluto bene!

Grazie di tutto amico! Che il sommo bene possa restituirti il centuplo!

Lode a te Orazio!

 

orazio

Commenti

3 Commenti on "Lode a te Orazio!"

  1. Silvia Brambilla ha detto:

    Mi inchino di fronte alla tua scomparsa. Nelle mie fuggevoli visite al rifugio anche io ho incrociato i tuoi occhi e ho sentito di doverti molto rispetto, sei stato uno di quei gatti che non si potranno mai dimenticare. Addio, abbi cura di tutti noi che ti ricorderemo nel tempo! Silvia

  2. annalisa gattulli ha detto:

    Orazio lo conosco dal primo giorno che è arrivato da noi in gattile.
    Appena arrivato la cosa che mi colpì maggiormente furono le sue mascelle. Enormi, da gatto randagione dominante. Era un gatto grande, un “torello”… La sua stazza però veniva tradita dal suo sguardo… Infinitamente dolce e affettuoso… umile e buffo.. Lo si prendeva un pò in giro per il fatto che fosse sordo e un pò cecato.. lui si divertiva noi.. era sempre disponibile a farsi accarezzare e baciare.. Anche se non ti sentiva.. lui sapeva ascoltarti.. Era un micio unico.. Impossibile non amarlo.. Altrettanto impossibile dimenticarlo..
    Annalisa


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